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giovedì 19 aprile 2012

Spot solo per il Nord con soldi pubblici Lo scandalo Buonitalia e i conti in rosso

Si legge MC ITALY, SI LEGGE MC PADANIA: il carrozzone leghista anti-Sud salta per debiti la società del ministero: mai una sola azione per i prodotti meridionali


Se n’è accorto il liquidatore che esaminava la lista dei creditori di Buonitalia, società in house del ministero delle Politiche Agricole: nei suoi tour enogastronomici, la società ha promosso solo la valorizzazione di prodotti del Nord. Si sapeva, sì, che era diventata una roccaforte leghista, ma s’ignorava che la promozione dell’alimentare made in Italy non avesse mai riguardato un pecorino romano o un vino siciliano, o la mozzarella di bufala, e tantomeno la pizza. Sconcertati i membri della commissione Agricoltura presieduta da Paolo Russo (Pdl), quando, due giorni fa, hanno ascoltato per un’ora e mezza Alberto Stagno d'Alcontres, il docente siciliano nominato liquidatore della società.

Buonitalia tra il 2008 e il 2010 ha avuto finanziamenti per 50 milioni di euro ma è ora in rosso per 21 milioni. Il biennio super-leghista coincide con il periodo in cui Zaia era ministr
o delle Politiche Agricole.



ZAIA BOIA, ROSY MAURO è LA TUA TROIA!

Borghezio: troppa mafia al Sud? Semmai troppa Lega al Nord.

Per uno che ragiona e si nutre per via anale (anche per la difficoltà di distinguere il sopra dal sotto) sarà stato difficile digerire le ben note vicende che hanno travolto la Lega. Infatti Borghezio, in questo momento, sta cercando di riaccendere la passione nei suoi seguaci ripescando nel suo repertorio d'annata e distrarci così dalle ben note vicende di corruzione che caratterizzano il movimento di selvaggi nel quale milita:

«Inutile negare che la mafia in Sicilia e la Camorra in Campania sono saldamente radicate nel territorio, quindi una soluzione potrebbe essere che Monti la venda a uno stato estero o a qualche miliardario visto che non si riesce ad estirpare il malaffare troppo radicato. Nonostante i numerosissimi siciliani e campani onesti non c'è speranza»

«Fossi al posto del premier Monti venderei la Sicilia agli Usa o a qualche pool di miliardari russi o americani. E se per esempio, come sembrava che si potesse fare nell'immediato dopo guerra, gli Stati Uniti volessero aggiungere una stellina alla loro bandiera, allora molto volentieri la Sicilia, ma prima ancora la Campania, perchè siamo di fronte a zone completamente improduttive. Sarebbe un pò alleggerita quella palla al piede che finchè siamo tutti insieme
appesantisce il nord».


Ok, Borghy, possiamo anche capire che il culetto ora è assai infiammato e devi sfogarti, ma se è vero che al Sud ci sono mafia e camorra, al Nord c'è la Lega.

Ad ogni modo, se ti sbrighi, riesci a farti passare un bel lingotto da Belsito.


P.S. OGGI BONI, un altro leghista mariolo sempre pronto a tuonare contro il Sud, si è dimesso. Se si dimettono tutti quelli che hanno rubato all'interno della Lega, alla fine rimane solo Borghezio.

mercoledì 7 marzo 2012

«Tangenti per la Lega»: il tariffario delle mazzette

L’uomo che prima avrebbe gestito il traffico delle mazzette fra politici e imprenditori e poi ha messo nei guai gli uni e gli altri si chiama Michele Ugliola, originario di San Severo, professione architetto.

In realtà, secondo i pm della Procura di Milano, la sua attività principale è quella di collettore di tangenti e infatti lo scorso maggio finisce ai domiciliari nell’ambito delle indagini che hanno scoperchiato il sistema di tangenti a Cassano D’Adda.

Ma il nome di Ugliola spunta un po’ ovunque fra le carte delle inchieste: in quella milanese sulle bonifiche di Giuseppe Grossi, in quella di Monza sulle presunte speculazioni edilizie nell’ex area Falck a Sesto San Giovanni e in quella che a Cassano ha decapitato il consiglio comunale. E proprio gli approfondimenti nell’ambito di questo fascicolo hanno portato all’iscrizione di Boni nel registro degli indagati.
Decisive le rivelazioni dell’«architetto mazzetta», già coinvolto in Mani pulite (patteggiò una pena sotto i due anni per bustarelle a Bresso) e tornato a esercitare in gran spolvero il suo ruolo di «mediatore» fra politica e imprese. Il sistema di Ugliola è lineare e il tariffario redditizio: stando alle accuse, il cognato Gilberto Leuci (anch’egli indagato) avrebbe riscosso i soldi dagli imprenditori ritirando mazzette in contanti fino a 500 mila euro, quindi avrebbe passato il denaro all’architetto che provvedeva poi a distribuirlo ai politici.

Decine gli episodi svelati, solo per il Linificio - di proprietà dell’imprenditore Fausto Crippa (non indagato) - avrebbe incassato 3,5 milioni di euro, «di cui a me sarebbe venuto solo il 30%». E il resto andava ai politici. Tutto fatturato dal suo studio, peccato che per gli inquirenti non si trattava di parcelle bensì di tangenti.

«Qui si vogliono sistemare per tre generazioni», dice in un’intercettazione ambientale l’imprenditore Antonio Repici ricostruendo la richiesta di denaro per un appalto. «Vogliono 40 euro al metro quadro, su un totale di 170 mila metri cubi autorizzati, cioè 6,8 milioni di euro, di cui il 20% da versare subito». L’imprenditore rifiuta, anche se il suo commercialista Pierluigi Amati gli fa notare che «comunque, dappertutto, un imprenditore è costretto a dover riconoscere un quid in più alla politica».

E l’architetto fa da ponte, come spiega il leghista (indagato) Marco Paoletti, ex assessore locale e consigliere provinciale a Milano: «Ugliola - dice in un’intercettazione - è più un mediatore, è un intrallazzatore. Quando bisogna mediare tra imprenditori, tecnici e politici ci vogliono anche questi personaggi». Da fine luglio, quando ha iniziato a ricostruire gli affari illeciti di Cassano, Ugliola ha riempito pagine di verbali la maggior parte dei quali secretati. E che ora costituiscono l’architrave delle accuse nei confronti di Boni.

Claudia Guasco

martedì 6 marzo 2012

Davide Boni indagato per corruzione

Inchiesta su tangenti al Comune di Cassano D'Adda. Avviso di garanzia anche per il portavoce Ghezzi

Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Davide Boni (Lega) è indagato per corruzione nell'ambito di un'inchiesta del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e del sostituto Paolo Filippini su alcuni centri commerciali, in relazione a un filone di indagine nato dall'inchiesta su tangenti per concessione di aree edificabili nel Comune di Cassano D'Adda, inchiesta che aveva portato all'arresto dell'allora sindaco Edoardo Sala. Boni è indagato insieme al suo portavoce Dario Ghezzi e all'immobiliarista Luigi Zunino, ex numero uno di Risanamento. Zunino sarebbe stato beneficiario di alcuni interventi compiuti sul piano regolatore di Cassano d'Adda. C'è anche una quarta persona indagata, della quale non è stato rivelato il nome perché la perquisizione a suo carico non è ancora cominciata. I fatti risalgono al periodo tra il 2005 e il 2010, quando Boni era assessore regionale all'Edilizia e al territorio. Boni ha guidato l'assessorato tra il 2005 e il 2010, prima di andare a ricoprire la presidenza del Consiglio regionale. La Guardia di finanza, su ordine del procuratore aggiunto Robledo e del pm Paolo Filippini, ha perquisito l'ufficio di Boni in Regione Lombardia.
«ESTRANEO AI FATTI» - La notizia dell'indagine per corruzione ha raggiunto il Pirellone durante la seduta dell'Aula, poco prima della pausa pranzo. Il Consiglio stava discutendo della nuova legge sull'edilizia, ma ovviamente in pochi minuti le accuse a Boni sono diventate l'argomento di conversazione alla buvette. «Confermo che in data odierna mi è stata notificata un’informazione di garanzia, contestualmente ad una perquisizione degli uffici della mia segreteria. In relazione ai fatti oggi contestati anticipo fin ora la mia totale estraneità», ha dichiarato l'interessato. «Confermo la mia piena disponibilità a chiarire la mia posizione e la mia estraneità, con gli organi inquirenti, in modo da poter fare piena luce nella vicenda nei tempi più rapidi possibili», ha aggiunto.

L'ARCHITETTO UGLIOLA - Da quanto si è appreso, Davide Boni è stato indagato perché chiamato in causa dall'architetto Michele Ugliola, inquisito per le tangenti al Comune di Cassano D'Adda. Quello di Ugliola è un nome ricorrente nelle inchieste per corruzione fin dai tempi di Mani Pulite. Ugliola aveva parlato di Boni e di un suo collaboratore l'estate scorsa e il verbale era stato secretato dai pm per compiere accertamenti al fine di riscontrare le accuse. Voci e indiscrezioni su Boni indagato circolavano da tempo nei palazzi del potere a Milano. A metà novembre il difensore Federico Cecconi chiedeva formalmente alla procura se il suo assistito fosse indagato. Non riceveva risposta perché nei primi 90 giorni la notizia può essere tenuta riservata. Le perquisizioni in corso sono state decise perché ormai la procura era vicina alla richiesta di proroga delle indagini che sarà inoltrata al gip nei prossimi giorni.

LA CARRIERA - Davide Boni, 49 anni, ha alle spalle una lunga militanza nella Lega. E' stato capogruppo del Carroccio nel Consiglio provinciale di Mantova, consigliere comunale a Borgoforte e quindi presidente della Provincia di Mantova, dal 1993 al 1997. Eletto nell’aprile 2000 Consigliere regionale per la circoscrizione di Milano, è stato presidente del gruppo consiliare «Lega Lombarda - Lega Nord – Padania» e componente delle Commissioni consiliari Affari istituzionali e Programmazione e bilancio. Rieletto nell'assemblea regionale nel 2005, ha rivestito l’incarico di Assessore al Territorio e Urbanistica per l’intera legislatura. Riconfermato consigliere per la terza volta nel 2010, dall'11 maggio dello stesso anno è il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia. L'«operazione trasparenza» ha rivelato che nel 2009 Boni ha dichiarato 212 mila euro e rotti di imponibile, più di Formigoni (188.389) ma meno di Stefano Zamponi, capogruppo Idv.

Giuseppe Guastella

venerdì 24 febbraio 2012

COTA (LEGA) QUATTRO MILIONI DI BUCO IN PIEMONTE PER IL 150°. CHI PAGA?

Non bastava il comitato nazionale per i festeggiamenti del 150° dell’unità, quello voluto con tanto ardore da Ciampi: il Piemonte ha voluto farsene uno suo (“Comitato Italia 150”) che ha organizzato una strepitosa serie di eventi che hanno commosso reduci, vedove e orfani delle patrie battaglie, oltre che naturalmente – fino alle lacrime – il presidente Napolitano. Della partita – non poteva mancare – c’era anche il presidente della Regione, il sedicente leghista Roberto Cota.

Risultato del gioioso ambaradan di festeggiamenti, chiamato “Esperienza Italia”? Quattro milioni di buco che adesso qualcuno dovrà ripianare. Sforare preventivi e buttare quattrini non poteva trovare nome migliore di “Esperienza Italia”, 150 anni di fregature ai contribuenti.

Il cuore dei festeggiamenti piemontesi è stata la Venaria Reale, da poco restaurata, degna cornice di ogni memoria sabauda di caccia: caccia alla selvaggina, alle sottane, ai troni e alle “partecipazioni” (eufemismo pudico per “mazzette”) del gran venatore Vittorio, padre della patria.

Alla Venaria si sono tenute mostre di vario genere, ma sempre scrupolosamente patriottiche, ma anche uno dei pilastri di questa gioiosa “Esperienza Italia”: le cene regionali organizzate nei saloni d’onore della reggia sabauda. Delle grandi pacciate patriottiche avrebbe detto il Giuanin Brera, uno che amava la buona cucina ma non troppo i Savoia. Così cena, dopo cena, portate, tricolori, e ammazzacaffè, si è arrivati a un conto di 4 milioni, rimasto scoperto.

Nell’elegante depliant di presentazione si diceva: «”Esperienza Italia” si rivolge idealmente a 150 milioni di persone: quel popolo “italico” che è composto dagli italiani in senso stretto, dai nuovi italiani, dalle comunità italiane nel mondo e da tutti coloro che sono appassionati del nostro Paese, magari perché ne studia la lingua o ne apprezzano la produzione enogastronomica». Viene da fare due osservazioni. La prima è che chi ha redatto il testo non rientra nel novero di chi “ne studia la lingua” con grande diligenza. La seconda: meno male che non si siano presentati tutti alle cene patriottiche, sennò altro che quattro milioni di conto!

L’Italia della cultura gastronomica del magna magna

Non basta, per la bella occasione (capita solo ogni 50 anni, e non è detto che ce ne sarà un’altra…) si è anche terminato il restauro dei giardini della residenza. Mentre l’intervento architettonico è stato più che decoroso, i giardini sono stati trasformati in una schifezza, “un pastiche tra arte contemporanea e Las Vegas” l’ha definito uno dei maggiori esperti della materia, Biagio Guccione. In effetti vi si trova tutto il peggio di certa kultura universitaria che nulla ha a che fare con la storia del giardino, con l’attenzione ambientale ma neppure con il più elementare buon gusto. Un rebelotto di incomprensibili aggeggi spacciati per sculture, arredi brutti e nemmeno funzionali, una vaccata pazzesca che però – va detto – celebra nel più (in)degno dei modi il nefasto 150°. Neanche i Savoia sarebbero riusciti in un’impresa del genere, neanche affidando la progettazione alla Bella Rusìn.

giovedì 23 febbraio 2012

LEGA: tra crac e assegni falsi l'ascesa di Belsito, il tesoriere degli investimenti in Tanzania

Da dove viene fuori Francesco Belsito, il tesoriere della Lega assurto agli onori delle cronache per aver investito i finanziamenti pubblici del partito a Cipro e in Tanzania!?
Pezzo forte del cosiddetto "cerchio magico" dei fedelissimi di Bossi e ora momentaneamente in difficoltà nello scontro con l'ala "maroniana" del partito.
Una mano a capirlo ce l'ha data oggi un quotidiano genovese, il secolo XIX, che è riuscito a raccogliere la testimonianza del perito fallimentare di una delle società passate per le mani di Belsito.
E così scopriamo che l'attuale tesoriere ha un più che rispettabile (i fa per dire...) curriculum di crac finanziari e assegni falsi con cui accumulare il tesoretto di circa due miliardi di vecchie lire con cui dare la scalata nel partito "delle mani pulite" come amano autodefinirsi i leghisti.
In particolare bisogna mettere l'attenzione su una società di Genova, la Cost (Cooperativa servizi tecnologici) Liguria, una srl dichiarata fallita nel 2000 e di cui Belsito è consigliere d'amministrazione nei due anni precedenti. Con lui entra nella società anche una vecchia volpe della prima repubblica, Ermanno Pleba, un fedelissimo della dc con molteplici incarichi in società miste pubblico-privato fino agli anni '90.
Oggi Pleba sostiene di aver perso un miliardo e quattrocento milioni appresso a Belsito, di cui afferma di essere diventato "sponsor e finanziatore fino ai limiti del patologico"...
Belsito diventa amministratore della Cost e il perito che segue il fallimento sostiene di aver potuto accertare l'emissione di assegni e cambiali non giustificati in favore di Belsito stesso e di Pleba per almeno 625 milioni di vecchie lire. Coinvolta anche la Cost service, una società satellite per mediare il fallimento e di cui Pleba e Belsito erano amministatori. Anche la Cost Service è fallita e Pleba afferma:" Io nella cost service ho investito mezzo miliardo di lire portate in contanti. Belsito è sempre stato bravissimo a giocare coi soldi degli altri...".
Infine, evidenzia sempre il perito fallimentare, ci sono anche assegni di Belsito firmati a nome della cooperativa per spese non giustificate e assegni non intestati e firmati a nome di un altro amministratore, Varanzi, con firma a dire di quest'ultimo "falsificata". Varanzi sintetizzerà in 700 milioni di lire il suo credito verso colui che è stato poi anche sottosegretario del governo Berlusconi in quota alla Lega Nord...

Leghisti contro Caldoro: «Sud pirata»

Lui: vi spiego tutte le bugie della Padania
Il giornale del Carroccio attacca il piano del governatore per il rientro di risorse inutilizzate. Dura replica nel blog

Stefano Caldoro risponde per le rime alla Lega. Stamane l'organo di stampa ufficiale La Padania dedica il titolo di prima pagina alla Campania: «Allarme pirateria napoletana sul tesoro dei sindaci del Nord». In pratica, l'affondo è sul piano propugnato dal governatore campano, cioè dar vita a un Fondo di garanzia nazionale per i pagamenti alle imprese, utilizzando le risorse che non possono essere utilizzate per il rischio di sforare il Patto di stabilità. Ecco: secondo i leghisti si tratterebbe dell'ennesimo scippo «ai virtuosi». Per Caldoro invece non è così, e prova a spiegarlo in un video pubblicato sul blog. «La Padania mi attacca personalmente per la proposta di equilibrio nazionale, fatta nell'interesse del Paese, e dice che vogliamo togliere le risorse, il tesoro dei sindaci del Nord. Intanto - sottolinea il governatore - non sono del Nord o del Sud, ma dell'intero Paese». Poi invita, «ad evitare di parlare di stereotipi negativi e di un Sud sprecone. Questi soldi sono chiusi nei forzieri - aggiunge - ed è un delitto non spendere risorse che sono disponibili». Il governatore rimarca il fatto che comunque «sarebbero i soldi del Mezzogiorno, quelli che i cittadini del Sud, nella fiscalità generale pagano da anni per sostenere le pensioni di anzianità che vanno per 75% al Nord». Tra «tante bugie e attacchi inutili e pretestuosi da parte della Padania una cosa la dicono giusta: mi rimproverano di essere il presidente di Regione che difende come nessun altro gli interessi del Sud».

giovedì 16 febbraio 2012

Gianluca Pini deputato leghista "evasore a sua insaputa"

Tutto parte da un accertamento fiscale sulla Nikenny Corporation Srl, che commercia un pò di tutto, dalle apparecchiature elettroniche al caffé al ginseng. La società risulta aver evaso il fisco sui redditi dichiarati per circa due milioni di euro, utilizzando fatture per attività inesistenti: nel 2004 fatture per un milione e 400mila euro emesse dalla Tech-Line srl, nel 2003 per fatture emesse dalla Full Service per 600mila euro.
La Nikenny vede come azionista di maggioranza Gianluca Pini, deputato leghista (autore dell'emendamento tanto discusso slla responsabilità civile dei magistrati) con il 40% del capitale. L'amministratore unico della società (e quindi penalmente responsabile) è Alessia Ferrari, socia al 30%. L'altro 30% se lo dividono altri due leghisti del consiglio provinciale della Lega a Piacenza.
Il processo penale andrà in prescrizione, visti i tempi, ma ci sono i soldi evasi da pagare al fisco. E sono tanti! Così improvvisamente la Nikenny Corporation viene svuotata: i contratti principali, come quello del caffé, passano a una nuova società, la Gold Choise Europe srl, di cui stavolta Pini è anche amministratore oltre che socio di maggioranza. Così lo Stato si trova creditore di una scatola vuota, a meno che la guardia di finanza non faccia un pò di accertamenti sulla nuova società... Una furbata neanche tanto nuova.
Oggi Pini si agita e protesta, dice che lui "non ne sapeva niente", sostenendo che nella vecchia società non aveva potere decisionale e respnsabilità legale. Vero solo per quest'ultima cosa (la responsabilità penale é dell'amministratore unico) ma non per il ruolo e per il potere decisionale: il deputato Pini usava carta di credito e macchina della società, sua era la firma sul contratto più importante, quello del caffé, tanto che ha potuto agevolmente passarlo alla nuova società. E quando si trattava di cambiare la vecchia amministratrice (evidentemente scontenta) ci ha messo niente a sostituirla con un nuovo amministratore e commissario liquidatore per la Nikenny Corporation. Inutile perfino sottolinearlo: anche il nuovo commissario liquidatore è della Lega...

mercoledì 15 febbraio 2012

Ministeri al nord, il governo: sedi chiuse Lega: sarà guerra senza quartiere

ROMA - E' durata meno di 12 ore la tregua della Lega Nord con il governo Monti: dopo il plauso per la bocciatura della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020, è di nuovo guerra tra il Carroccio e l'esecutivo. A scatenare la rabbia dei leghisti è la definitiva chiusura delle rappresentanze ministeriali al Nord, sedi volute fortissimamente dalla Lega e inaugurate in pompa magna la scorsa estate dai vertici delle camice verdi. «E' l'ultima goccia che il popolo del Nord ha dovuto subire - attacca Roberto Calderoli - D'ora in poi sarà guerra senza quartiere».

Giarda: sedi chiuse e restituite ai proprietari. La chiusura delle rappresentanze aperte presso la reggia di Monza è definitiva e operativa da quando si è insediato il nuovo esecutivo. Addirittura, spiega il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, in occasione di un question time, dal giorno «del giuramento del nuovo governo». Ora l'immobile, che era stato messo a disposizione dei ministeri a titolo gratuito, è tornato nella piena disponibilità dell'ente proprietario. E, spiega Giarda, «gli uffici competenti della presidenza del Consiglio hanno provveduto tempestivamente a far cessare l'operatività delle sedi attraverso la dismissione di tutte le utenze e il ritiro di quanto vi era stato destinato, come i beni mobili».

La reazione della Lega è immediata. «Questo governo ancora una volta prende a schiaffi il Nord privandolo di quella minima rappresentatività derivante dai ministeri decentrati di Monza» si lamenta Calderoli che, tuttavia, non si stupisce. «Non c'era altro da aspettarsi da un presidente come Mario Monti, nato in provincia di Varese, residente a Milano, che a precisa domanda della stampa dichiara di abitare a Roma e a Bruxelles, rinnegando pubblicamente le proprie origini...».

La posizione di Palazzo Chigi. La notizia della chiusura delle sedi è arrivata in seguito ad interrogazione dell'Idv ma tutto il processo ha origine da una causa di lavoro. La presidenza del Consiglio dei ministri è stata infatti condannata lo scorso 9 novembre per comportamento antisindacale proprio a causa dell'apertura di queste sedi. Lo scorso 9 febbraio, tuttavia, sempre Palazzo Chigi ha rinunciato ad opporsi a questo decreto del Tribunale di Roma perché nel frattempo era cessata l'operatività delle sedi. Giarda stesso ha spiegato che il governo considera «cessata la ritenuta condotta antisindacale» in quanto le sedi sono di fatto «non più operative dal momento dell'insediamento del governo Monti». Tanto più che «nessuna unità di ruolo di comando o comandata ha mai preso servizio presso le sedi distaccate dei dicasteri».

La dichiarazione di guerra della Lega al governo è ora totale. Francesco Speroni, capogruppo del Carroccio a Strasburgo, ha oggi attaccato il premier per il recente viaggio in Usa da quelli che definisce «maestri di quella finanza che ci ha ridotti nello stato che i cittadini Ue e di Eurolandia ben conoscono, a partire dai portafogli. Ho ancora il dubbio se Monti, a Wall Street, abbia incontrato i suoi complici o i suoi padroni».

Monti ironico su Speroni: intervento filosofico. «Mi riservo di poter esaminare nel testo trascritto, per la complessità dei punti filosofico-sistemici che l'intervento presenta, le parole che l'on. Speroni ha voluto indirizzarmi e delle quali lo ringrazio vivamente» ha detto Monti ironizzando sull'intervento di Speroni in sede di replica nell'emiciclo della plenaria a Strasburgo.

sabato 11 febbraio 2012

ROBA DA LEGA: LA STRANA CARRIERA DI STEFANIA VILLANOVA

RoLa moglie di Tosi, Stefania Villanova, venne promossa da impiegata della Regione Veneto (stipendio €.25.000 annui) a capo della segreteria dell'assessorato alla Sanità (stipendio 70.000 euro l'anno) appena suo marito diventò sindaco di Verona.

Guarda caso Tosi prima era assessore alla regione, dove Stefania l'ha conosciuto. Al momento della promozione era diventato assessore alla Sanità un rappresentante della Lega: Francesca Martini. E anche ora l'assessore che ha confermato Stefania come capo della segreteria è un altro leghista (Luca Coletto).

Il Sindaco di Verona minaccia querele ai quotidiani che hanno diffuso tale notizia ,Il Messaggero e Il Mattino, sostenendo che tutto ciò avvenne "per puro caso" e che fu un normale avanzamento di carriera.

venerdì 3 febbraio 2012

La Lega piazzò un falso ingegnere ai vertici dell'Enea.

Il ministro nomina un elettricista-leghista ai vertici dell'Enea spacciandolo per ingegnere, in seguito ad un lungo processo penale, l'elettricista viene condannato con pena sospesa (quindi niente galera)mentre il ministro (una cretina a caso: Letizia Moratti) la passa completamente liscia senza che nessun giornale o telegiornale faccia menzione di questo fatto gravissimo che altrove avrebbe fatto scandalo.

Secondo voi l'Italia può cadere più in basso?

Di seguito i fatti ripresi dal blog isegretidellacasta.blogspot.com :

la Lega Nord mise un falso ingegnere ai vertici dell'ENEA: è arrivata la condanna
E' arrivata la condanna per Claudio Regis, ex-senatore della Lega Nord ed ex- vice commissario dell'Enea. Il tribunale penale di Roma lo ha condannato a un anno e nove mesi (pena sospesa) per i reati di "sostituzione di persona e truffa", mentre a seguito di separato giudizio dovrà risarcire l'Enea, costituitasi parte civile, partendo da una provisionale di 50.000 euro.
Che vanno ad aggiungersi alla restituzione dei 74.000 euro percepiti sempre dall'Enea, secondo la sanzione emessa un anno e mezzo fà dalla Corte dei Conti.
Ma la storia di Claudio Regis, detto "valvola", merita di essere ricordata perchè è un'icona tragicomica del malcostume politico all'italiana.
Regis infatti è un ex-elettricista che nel 2005 il ministro dell'Università Letizia Moratti promosse a vice-commissario dell'Enea, il principale organismo nazionale per l'efficenza energetica. E tutto per fare un favore alla Lega Nord di cui "valvola" era un fedelissimo. Tuttavia Regis millantò anche una falsa laurea in ingegneria senza la quale non poteva accedere al ruolo.
Al solito a perderlo fu la presunzione: convinto delle sue stesse menzogne, diede "dell'incompetente" addirittura a Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica e all'epoca presidente dell'Enea. La cosa insospettì un sindacato di base (la Rdb) che si informò sul suo conto. Scoprendo l'inganno...