E’ alquanto strana la situazione che si è venuta a creare per la Tav. Mobilitazione generale da parte di tutti. Ad iniziare dal Governo Monti e da tutti i governi succedutisi da oltre un decennio a questa parte.
Mobilitazione di tutti i partiti affinchè si faccia una linea ferroviaria ad Alta Velocità Lione Torino. Mobilitazione delle forze dell’ordine per consentire l’apertura dei cantieri di lavoro e mobilitazione della gente contraria alla costruzione di quest’opera.
Non esprimerò alcun parere circa la costruzione o meno di questa linea ferroviaria. A noi meridionali poco importa. Non perché non abbiamo un’idea su ciò che andrebbe fatto, anzi. Ma uno si riscalda a pensare che, da una parte d’Italia, si lotti affinchè non si faccia un’opera ed un’altra Italia che si vede negare il diritto alla mobilità.
Abbiamo delle strade, nel foggiano, che ad una pioggia franano e lasciano isolati dal mondo paesi interi. La solita Salerno Reggio Calabria in costruzione da un cinquantennio, la statale 106 ionica, il Salento, zona turistica ambita da molti, senza un aeroporto o un’autostrada. Matera, capoluogo di provincia, senza la ferrovia statale, che manca in quasi tutta la Basilicata.
Sempre condannando qualsivoglia forma di violenza, non ce la sentiamo di dar torto al popolo dei No Tav che lottano per le loro idee. Anzi dovremmo, da meridionali brutti sporchi e cattivi, incivili e mafiosi, fannulloni e scansafatiche, spreconi ed ignoranti, prendere esempio per una grande mobilitazione affinchè al Sud si facciano delle opere. Non importa quali, ma purché si facciano.
Vorremmo che la polizia intervenisse sui cantieri meridionali per tenere lontana la mafia, vorremmo sul territorio uno Stato che sia degno del suo nome. Per questo il popolo meridionale si deve dare da fare e ribellarsi o, per lo meno, indignarsi. Ma probabilmente non bastano nemmeno i forconi se il risultato deve essere quello di allinearsi ai voleri di questa partitocrazia e di questi parlamentari che, dallo loro elezione, non pensano altro che a farsi rieleggere. E le motivazioni sono sempre le stesse. Fare qualcosa per il Sud. Ma non è proprio così, è il sud, con i suoi voti, che fa qualcosa per loro.
E’ ora di dire basta a tutto questo.
CONFEDERAZIONE DUOSICILIANA
FRANCESCO ROMANO
MICHELE LADISA
lunedì 5 marzo 2012
Tav al SUD: vorremmo che la polizia intervenisse sui cantieri meridionali
venerdì 2 marzo 2012
Lucio Dalla: Napoli è una nazione.
La bellezza di Totò è la bellezza di Napoli. Napoli sembra una città, ma è una nazione [...]
Io non posso fare a meno, almeno 2-3 volte al giorno di sognare di essere a Napoli. Sono 12 anni che studio 3 ore alla settimana il Napoletano, perchè se ci fosse una puntura da fare intramuscolo, con dentro il Napoletano, tutto il Napoletano, che costerebbe 200.000 euro io me la farei, per poter parlare e ragionare come ragionano loro da millenni.
(LUCIO DALLA)
Io non posso fare a meno, almeno 2-3 volte al giorno di sognare di essere a Napoli. Sono 12 anni che studio 3 ore alla settimana il Napoletano, perchè se ci fosse una puntura da fare intramuscolo, con dentro il Napoletano, tutto il Napoletano, che costerebbe 200.000 euro io me la farei, per poter parlare e ragionare come ragionano loro da millenni.
(LUCIO DALLA)
Lucio Dalla: il mio sogno è essere napoletano.
"Il mio sogno è di essere, nella prossima vita, napoletano a tutti gli effetti, non solo negli eventi importanti. Io sono un uomo del Sud, nonostante sia nato a Bologna, io penso che la cicogna fosse cieca, ma presto sarò Napoletano"
Benvenuto, Lucio Dalla!
Benvenuto, Lucio Dalla!
Chiediamo l'amicizia al Trota
Caro SUD, me ne vado per farti pentire (Lino Patruno)
E’ vero che gli esseri umani non hanno radici: le radici le hanno le piante. Gli esseri umani hanno piedi, e i piedi sono fatti per andare. Quindi, che i giovani del Sud vadano via, non è uno scandalo. Qualcuno disse che hanno «piedi leggeri», volano. Non è uno scandalo specie se l’alternativa alla fuga è lo spreco dei talenti. Allora sarebbe più onesto invogliarli ad andar via che farli marcire.
Un recente libro (di Piercamillo Falasca, Rubbettino editore) li ha definiti «Terroni 2.0», cioè terroni tecnologici. I quali sarebbero capaci di cambiare il Sud vivendo altrove. Adottando il linguaggio tecnologico si potrebbe dire «in remoto».
Come, cambiare il Sud vivendo altrove? Sì, tanto per cominciare, dicono, sbattendo in faccia al Sud i suoi vizi antichi.
Caro Sud, invece di stare tutta una vita in attesa del tuo «posto», invece di aspettare che qualcuno mi conceda come «favore» ciò che mi spetta di diritto, invece di dover chiedere il «permesso» per fare qualsiasi cosa, invece di dover pagare un prezzo continuo alla piccola e grande illegalità, ti dico ciao e me ne vado. Così ti aiuto anche se non te ne accorgi. Ti aiuto a essere diverso.
MONITO -Poi, caro Sud, ti aiuto con una nuova forma di «rimessa», quella che un tempo gli emigranti mandavano a casa (ma adesso è da casa che la mandano ai figli emigrati). Ti mando da lontano il monito (e il tuo rimorso) che se continui a premiare non il merito ma la raccomandazione, non la bravura ma l’amicizia, non l’indipendenza ma l’appartenenza, prima o poi ti resteranno solo i vecchi e i bambini (e neanche, visto che non ne fai più perché diventano, e si capisce, un peso).
Sarà una forma di arroganza, o una forma di sopravvivenza, si vedrà. Essi parlano di «resistenza culturale», di dichiarazione di indipendenza, di libero governo in esilio. Si definiscono rivoluzionari non disertori. Perché non è vero che se ne vanno sbattendo la porta, che appena un po’ più in là si faranno un altro accento, tornando solo per matrimoni e funerali. Se ne vanno, assicurano (o assicura l’autore del libro) con l’impegno di lavorare alla loro terra da lontano, di partecipare alla vita pubblica a distanza. Esempio: due salentini che insegnano alla Bocconi e che hanno calcolato il beneficio che la mitica «Notte della taranta» porta al territorio (molto). Anzi uno dei due la taranta la suona con altri conterroni in un gruppo al Nord.
Sarebbero alla lontana quelli che Marcello Veneziani ha definito «terroni globali», che ti trovi in tutte le parti del mondo, ma che per loro significa più esattamente capaci di andare per tutte le vie del mondo. Aiutati, in questo, da Internet, da Skype, da Ryanair, cioè da tutti quei mezzi «low cost», a basso costo, che le vie del mondo le stanno accorciando. Anzi che, grazie anche ai mascalzoni della finanza planetaria, stanno imponendo un nuovo benvenuto stile di vita al mondo.
Certo, oggi Internet ti consente di essere «in nessun posto» e «in ogni posto», un lavoro su Internet lo puoi fare da Spinazzola o da Caracas, non importa. Quindi questi nuovi terroni potrebbero lavorare per il Sud anche standogli accuratamente alla larga. A parte che ciascuno è padrone del suo destino. E se il Sud, mettiamo, perde un giovane medico che se ne va (come perde ingegneri, architetti, economisti, scienziati), quel giovane medico prestissimo potrà operare un paziente del Sud con un robot a distanza. Sarà gelido e spettrale, ma sarà.
Non ci sono dubbi che questi terroni siano un po’ didattici nei confronti di chi, avviene, vuole andarsene e non può. E non ci sono dubbi che il loro sia un modo individuale di voler risolvere un problema collettivo, cambiare appunto il Sud «parastatale» che lasciano. Non per niente sprizzano concezioni liberali a cento miglia, penso a me così pensando a tutti. Col grosso sospetto più di egoismo che di filantropia.
Dovrebbero fare quello che lo stesso Veneziani si augura, una nuova discesa dei Mille al Sud. Ma non quelli di Garibaldi bensì Mille giovani meridionali di talento che se ne sono andati e che appunto tornano a trasmettere più un’aria di mondo che un mondo di arie. Diversamente anche dall’ex ministro Brunetta che i nuovi Mille al Sud li vede come grandi dirigenti di importazione che mettano un po’ di cose a posto.
MENTALITÀ – Lavori in corso, come si vede. Chissà che non si possano fare, diciamo, via Facebook le battaglie non solo per far cambiare mentalità al Sud ma anche per fare cambiare mentalità nei confronti del Sud. La battaglia, chessò, per un treno eliminato o per un’autostrada in costruzione da cinquant’anni. E chissà che non si possano avere sindaci o amministratori qualsiasi, la famosa classe dirigente, che decide da lontano via messaggini telefonici. È la classe dirigente che soprattutto manca. Ma è quella, ahinoi, che ha bisogno dell’appello ogni mattina, ed è quella che non si può formare per corrispondenza. O no, terroni 2.0?
da La Gazzetta del Mezzogiorno del 3 marzo 2012
Un recente libro (di Piercamillo Falasca, Rubbettino editore) li ha definiti «Terroni 2.0», cioè terroni tecnologici. I quali sarebbero capaci di cambiare il Sud vivendo altrove. Adottando il linguaggio tecnologico si potrebbe dire «in remoto».
Come, cambiare il Sud vivendo altrove? Sì, tanto per cominciare, dicono, sbattendo in faccia al Sud i suoi vizi antichi.
Caro Sud, invece di stare tutta una vita in attesa del tuo «posto», invece di aspettare che qualcuno mi conceda come «favore» ciò che mi spetta di diritto, invece di dover chiedere il «permesso» per fare qualsiasi cosa, invece di dover pagare un prezzo continuo alla piccola e grande illegalità, ti dico ciao e me ne vado. Così ti aiuto anche se non te ne accorgi. Ti aiuto a essere diverso.
MONITO -Poi, caro Sud, ti aiuto con una nuova forma di «rimessa», quella che un tempo gli emigranti mandavano a casa (ma adesso è da casa che la mandano ai figli emigrati). Ti mando da lontano il monito (e il tuo rimorso) che se continui a premiare non il merito ma la raccomandazione, non la bravura ma l’amicizia, non l’indipendenza ma l’appartenenza, prima o poi ti resteranno solo i vecchi e i bambini (e neanche, visto che non ne fai più perché diventano, e si capisce, un peso).
Sarà una forma di arroganza, o una forma di sopravvivenza, si vedrà. Essi parlano di «resistenza culturale», di dichiarazione di indipendenza, di libero governo in esilio. Si definiscono rivoluzionari non disertori. Perché non è vero che se ne vanno sbattendo la porta, che appena un po’ più in là si faranno un altro accento, tornando solo per matrimoni e funerali. Se ne vanno, assicurano (o assicura l’autore del libro) con l’impegno di lavorare alla loro terra da lontano, di partecipare alla vita pubblica a distanza. Esempio: due salentini che insegnano alla Bocconi e che hanno calcolato il beneficio che la mitica «Notte della taranta» porta al territorio (molto). Anzi uno dei due la taranta la suona con altri conterroni in un gruppo al Nord.
Sarebbero alla lontana quelli che Marcello Veneziani ha definito «terroni globali», che ti trovi in tutte le parti del mondo, ma che per loro significa più esattamente capaci di andare per tutte le vie del mondo. Aiutati, in questo, da Internet, da Skype, da Ryanair, cioè da tutti quei mezzi «low cost», a basso costo, che le vie del mondo le stanno accorciando. Anzi che, grazie anche ai mascalzoni della finanza planetaria, stanno imponendo un nuovo benvenuto stile di vita al mondo.
Certo, oggi Internet ti consente di essere «in nessun posto» e «in ogni posto», un lavoro su Internet lo puoi fare da Spinazzola o da Caracas, non importa. Quindi questi nuovi terroni potrebbero lavorare per il Sud anche standogli accuratamente alla larga. A parte che ciascuno è padrone del suo destino. E se il Sud, mettiamo, perde un giovane medico che se ne va (come perde ingegneri, architetti, economisti, scienziati), quel giovane medico prestissimo potrà operare un paziente del Sud con un robot a distanza. Sarà gelido e spettrale, ma sarà.
Non ci sono dubbi che questi terroni siano un po’ didattici nei confronti di chi, avviene, vuole andarsene e non può. E non ci sono dubbi che il loro sia un modo individuale di voler risolvere un problema collettivo, cambiare appunto il Sud «parastatale» che lasciano. Non per niente sprizzano concezioni liberali a cento miglia, penso a me così pensando a tutti. Col grosso sospetto più di egoismo che di filantropia.
Dovrebbero fare quello che lo stesso Veneziani si augura, una nuova discesa dei Mille al Sud. Ma non quelli di Garibaldi bensì Mille giovani meridionali di talento che se ne sono andati e che appunto tornano a trasmettere più un’aria di mondo che un mondo di arie. Diversamente anche dall’ex ministro Brunetta che i nuovi Mille al Sud li vede come grandi dirigenti di importazione che mettano un po’ di cose a posto.
MENTALITÀ – Lavori in corso, come si vede. Chissà che non si possano fare, diciamo, via Facebook le battaglie non solo per far cambiare mentalità al Sud ma anche per fare cambiare mentalità nei confronti del Sud. La battaglia, chessò, per un treno eliminato o per un’autostrada in costruzione da cinquant’anni. E chissà che non si possano avere sindaci o amministratori qualsiasi, la famosa classe dirigente, che decide da lontano via messaggini telefonici. È la classe dirigente che soprattutto manca. Ma è quella, ahinoi, che ha bisogno dell’appello ogni mattina, ed è quella che non si può formare per corrispondenza. O no, terroni 2.0?
da La Gazzetta del Mezzogiorno del 3 marzo 2012
La Tav la vogliamo al Sud
Il Sud ha meno binari rispetto al 1943, anno dei borbardamenti, e i treni sono più lenti rispetto agli anni '50. L'amministratore delegato di Trenitalia, il dott. Mauro Moretti - senza nessun pudore - dichiara apertamente che investire al Sud non conviene. E, infatti, continua a tagliare corse come un ossesso aumentando i biglietti dei poveri pendolari/viaggiatori meridionali trattati alla stregua di polli da spennare. Matera aspetta da 151 anni la sua stazione, muoversi dalla Campania alla Puglia equivale a fare una traversata oceanica e chi attraversa la Calabria rischia di essere disperso in qualche stazione desolata in attesa di una coincidenza che non passerà mai.
Per forza che "investire al Sud" non conviene: prendere il treno è impossibile. E così i poveri meridionali - che pure pagano le tasse e pure partecipano alle menate piene di retorica sull'unità d'Italia - se vogliono muoversi sui mezzi pubblici, sono costretti a muoversi su autobus sovvenzionati dalle regioni meridionali su dei percorsi ad ostacoli che chiamiamo autostrade per convenzione e il cui stato pure attesta l'attenzione che hanno i governi italiani nei nostri confronti.
I politici, che in tv sono sempre pronti a dire che il Sud è una risorsa, dovrebbero prenderlo un treno quando devono venire a recuperare voti in Calabria o Sicilia e ci dovrebbero spiegare come vogliono investire in questa risorsa. Senza treni, senza autostrade, ovverosia senza infrastrutture essenziali come può il Sud svilupparsi? Non solo è destinato a essere tagliato fuori dalla concorrenza perché i costi di produzione sono superiori, ma è costretto persino a pagare di più le merci che importa per le spese di trasporto.
Così siamo arrivati al paradosso che la spesa più cara risulta essere in Calabria, cioè nella regione italiana più povera.
Moretti avrà pure ragione a sostenere che al SUD non conviene investire, ma dovrebbe almeno spiegarci quanto conviene spendere per la Tav in Val di Susa. Dovrebbe, altresì, spiegare quanto si è già speso a lavori non ancora iniziati e dovrebbe, ancora, illustrarci, perché lo stato italiano spenderà soldi per un'opera che passerà prevalentemente in Francia.
Forse investire nel Sud della Francia è più conveniente rispetto al Sud Italia e, quindi, per dirla con un francesismo, I SICILIANI, I PUGLIESI, I CALABRESI, I MOLISANI, I LUCANI, I CAMPANI E GLI ABRUZZESI POSSONO ANCHE FOTTERSI?
Per forza che "investire al Sud" non conviene: prendere il treno è impossibile. E così i poveri meridionali - che pure pagano le tasse e pure partecipano alle menate piene di retorica sull'unità d'Italia - se vogliono muoversi sui mezzi pubblici, sono costretti a muoversi su autobus sovvenzionati dalle regioni meridionali su dei percorsi ad ostacoli che chiamiamo autostrade per convenzione e il cui stato pure attesta l'attenzione che hanno i governi italiani nei nostri confronti.
I politici, che in tv sono sempre pronti a dire che il Sud è una risorsa, dovrebbero prenderlo un treno quando devono venire a recuperare voti in Calabria o Sicilia e ci dovrebbero spiegare come vogliono investire in questa risorsa. Senza treni, senza autostrade, ovverosia senza infrastrutture essenziali come può il Sud svilupparsi? Non solo è destinato a essere tagliato fuori dalla concorrenza perché i costi di produzione sono superiori, ma è costretto persino a pagare di più le merci che importa per le spese di trasporto.
Così siamo arrivati al paradosso che la spesa più cara risulta essere in Calabria, cioè nella regione italiana più povera.
Moretti avrà pure ragione a sostenere che al SUD non conviene investire, ma dovrebbe almeno spiegarci quanto conviene spendere per la Tav in Val di Susa. Dovrebbe, altresì, spiegare quanto si è già speso a lavori non ancora iniziati e dovrebbe, ancora, illustrarci, perché lo stato italiano spenderà soldi per un'opera che passerà prevalentemente in Francia.
Forse investire nel Sud della Francia è più conveniente rispetto al Sud Italia e, quindi, per dirla con un francesismo, I SICILIANI, I PUGLIESI, I CALABRESI, I MOLISANI, I LUCANI, I CAMPANI E GLI ABRUZZESI POSSONO ANCHE FOTTERSI?
giovedì 1 marzo 2012
LUCIO DALLA: più Napoletano di un Napoletano!
"Quando mi parlano di bellezza, mi viene in mente, come prima immagine, Napoli". Lucio Dalla
La sua barca, con all'interno il suo studio di registrazione, era ormeggiata nel porto di Castellammare di Stabia. Da lì poteva arrivare facilmente nelle sue amate Capri, Positano e Sorrento per trovare l'ispirazione e comporre alcune delle canzoni napoletane più belle di sempre.
In fondo ha dimostrato che si può essere Napoletani anche senza essere nati a Napoli.
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